Testimonianze

Una raccolta delle testimonianze delle persone con cui abbiamo già collaborato e che possono raccontarvi le difficoltà che hanno superato grazie al nostro intervento

Storia di G. un bambino DSA

E’ importante testimoniare e fare informazione sui disturbi dell’apprendimento. 

Oggi solo chi ha la fortuna di incontrare professionisti preparati riesce ad esprimere tutto il suo potenziale. Le difficoltà didattiche sono solo la punta dell’iceberg dei problemi nei bambini DSA, perché l’obiettivo è affrontare in modo sereno la scuola e lo studio. La ricerca della serenità è un lavoro che richiede tempo, perché G. aveva in se’ le competenze e le potenzialità necessarie, ma determinante è stato incontrare sulla sua strada due professionisti che non improntano il lavoro semplicemente nel far uscire da se’ l’autostima, ma sull’imparare ad amarsi.

Non c’è bisogno di scomodare Albert Einstein, John Lennon o Pablo Picasso per trovare racconti di DSA, perché per inquadrare le possibilità di miglioramento con positività nei cosiddetti DSA (bambini a cui è stato certificato un disturbo specifico dell’apprendimento), basta raccontare di G., 9 anni ora, disgrafico e con un disturbo dell’attenzione certificato a 7 anni. 

L’idea è quella di mandare qui un messaggio positivo:

non è facile raccontare del proprio figlio, ma la testimonianza diretta è estremamente importante e costituisce un passo fondamentale, soprattutto per quei genitori che hanno scoperto da poco le difficoltà’ o i disturbi del proprio figlio.

G. è l’esempio di un percorso lungo e complesso, che dura ancora oggi, ma che ora si è concretizzato con i primi traguardi di successo scolastico. Gli insegnanti nella prima fase di diagnosi sono essenziali, infatti l’ingresso di G. nella scuola primaria è stato a dir poco traumatico, per lui la scuola era un ambiente ostile, pieno di difficoltà’ e ostacoli che all’inizio ha affrontando con ansia e disagio.

Le insegnanti – che però avevano già una formazione pregressa sui DSA – hanno compreso subito che le difficoltà di G. erano da attribuire ai suoi disturbi dell’apprendimento. Per cui, gli insegnanti sono fondamentali nella prima fase di diagnosi. 

L’esperienza di un figlio DSA ha coinvolto così noi genitori, impreparati all’improvviso, ma subito abbiamo capito che era importante la determinazione a risolvere le problematiche di G. e la via si è aperta con l’incontro con la Pedagogista Clinica – la Dottoressa  Stefania Salvaggio

La dottoressa ha sostenuto da subito quanto fosse importante il sostegno verso la conquista di un’autostima del bambino, di un orgoglio, di una consapevolezza delle proprie forze e delle sue potenzialità inespresse. Non sono mancati momenti di sconforto davanti alle prime pagelle, i primi tempi sono trascorsi tra alti e bassi, soprattutto davanti a G. che, all’inizio, era impaurito dall’ambiente scolastico e troppe volte nel suo sguardo abbiamo visto un bambino incompreso, che faceva fatica a credere in se stesso.

La dottoressa ha mirato proprio a trovare una determinazione, un coraggio nel bambino e insieme, scuola-genitori-specialisti, crediamo nella possibilità di trasformare un disturbo in un’opportunità, lavorando con G. attraverso la fantasia, la libertà, l’ascolto e l’osservazione. Dopo due anni di lavoro e tanti progressi, ecco un nuovo incontro determinante con lo Psicomotricista Funzionale, il Dottor Clazzer, perché in G. c’è ancora la paura di tutto ciò che è nuovo, sconosciuto, soprattutto nei cambiamenti o nei rinnovamenti. 

Nella squadra di lavoro genitori-insegnanti-pedagogista clinico entra la Psicomotricità Funzionale in acqua.

G. in acqua capisce l’importanza di se stesso, utilizza il movimento acquatico per reinterpretare le sue mancanze psicofisiche e gradualmente sta lavorando in piscina per conoscere le sue innumerevoli possibilità.

G. ha ancora davanti a se’ nuove sfide, come giusto che sia nel nostro percorso di vita, ma l’aiuto dei professionisti è fondamentale – incontro dopo incontro – a scoprirsi, a valorizzare le proprie risorse e a combattere quel disagio che si chiama DSA.

 

 

Storia di V.

V., ad inizio percorso, era un bambino chiuso, schivo, assente, pauroso e non collaborativo.

Aveva il terrore di allontanarsi da noi genitori.

Grazie alle esperienze Pedagogico Cliniche con la Dottoressa Salvaggio si mostrava più aperto, comunicativo e presente, ed iniziava a stare bene anche in assenza dei propri genitori e con gli altri bambini.

Dalle prime esperienze avvenute con il Dott. Clazzer, coincise con l’inizio della seconda elementare, si è notato da subito ad un consolidamento dei suddetti miglioramenti. 

Successivamente e precisamente subito dopo i primi incontri col dottore in Acqua, abbiamo notato un aumento di autostima, passando da: “mamma, ma io non sono capace di fare i compiti” a “mamma, voglio fare da solo”, iniziando adesso ad insistere anche sulle cose dove trova una certa difficoltà (es. tabelline/operazioni matematiche). Questo aspetto è stato anche accompagnato da un maggiore desiderio di autonomia (papà, faccio la doccia da solo/papà faccio tutto da solo/andate via perché voglio stare da solo con nonna/zia).

Se prima facevamo una certa fatica ad avere una risposta positiva quando gli proponevamo di andare in giro e vedere cose nuove, adesso, se non è lui a proporre (quasi sempre), risponde con entusiasmo a ciò che gli viene proposto e vive appieno tutto ciò che facciamo insieme. Questa intraprendenza ed entusiasmo sono ora presenti anche nei giochi (giostre/parchi, ecc.)  non mostrando assolutamente paura nei più ‘spericolati’ o di una certa altezza, mostrando, invece, tanta sicurezza. Quando lo vediamo giocare con i compagni di scuola notiamo una certa determinazione a voler fare tutto ciò che gli altri fanno per essere alla pari.

La gamma degli interessi è decisamente aumentata, variegandoli.

Infine, in V. riscontriamo una maggiore presenza/concretezza e maggiore attenzione, aspetti confermati anche in ambito scolastico; la maestra, circa 2 settimane fa, ci ha riferito che è aumentato il livello d’attenzione, di concentrazione e di presenza; ci ha riferito che ha bisogno ancora di muoversi molto, ma che anche da quel punto di vista la situazione tende a migliorare.

P., A. & V.

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